A Noi Vivi! L’Inferno

A NOI VIVI! L’Inferno

Che cosa succederebbe se lo Stato distribuisse a tutti denaro sufficiente a vivere senza lavorare?

Non si tratta di uno scherzo, ma di un’articolata teoria economica che ha sfiorato l’applicazione in diverse parti del mondo, addirittura negli Stati Uniti, poco meno di cento anni fa. Oggi, grazie alla crisi, quest’utopia dimenticata vive una sorta si seconda giovinezza, ma forse solo poetica, dato che nessun serio economista sembra volerla prendere in considerazione.

Abbiamo provato a immaginare il mondo in cui vivremmo se da cento anni a questa parte le persone, invece che al lavoro e al consumo, si fossero dedicate alle loro passioni, o all’arte, o alla bellezza, o semplicemente al pensiero.

Se tutti i cittadini avessero denaro sufficiente per vivere senza lavorare, ci sarebbero ancora le guerre? La fame? E le religioni? E l’inquinamento? Vivremmo ancora all’inferno come adesso? O saremmo tutti, ognuno nel proprio paradiso? E lo Stato, dove troverebbe i soldi necessari? A NOI VIVI! L’inferno, un termometro per misurare la nostra maturità in quella scienza oscura chiamata “economia”.

Il Maestro disse: Quando parlate del paradiso ricordatevi di sorridere in modo celestiale, con gli occhi colmi di gioia e di luce, guardando verso l’alto, verso il cielo. Per un istante diventate silenziosi, lasciate che le persone vedono quanto siete gioiosi e colmi di beatitudine…
Uno studente alzò la mano e chiese: Maestro, ma quando parliamo dell’inferno?

Il Maestro stette un attimo e poi sorridendo rispose: Mio caro, nulla di più semplice. Se vuoi mostrare l’inferno in modo inconfutabile, non devi far altro che restare fermo e immobile, così come sei. Miei cari, non dovete fare altro che essere semplicemente voi stessi, tutto qui: sarà più che sufficiente per mostrare alla gente cos’è l’inferno.

Interpretato da Eliana Cantone per la regia di Giordano V. Amato, A NOI VIVI! L’inferno, è una sorta di real show caotico e autarchico, aperto a ospiti ormai estinti, quali di Alfred Richard Orage (1873-1934), indiscutibile protagonista del primo Novecento che ha sapientemente conciliato ricerca spirituale, politica, letteratura e giornalismo con le teorie economiche del credito sociale e le riflessioni sul tempo libero; o il poeta e pensatore Pierpaolo Pasolini, che già nel lontano 1975 proponeva “La semplice estensione del diritto di voto per designare non solo i componenti degli svuotati Parlamenti, ma almeno una parte dei vertici della 500 multinazionali occidentali che dominano il nostro mondo”; e soprattutto la straordinaria conduzione di Mary Poppins, attraverso le sue più note e consolatorie interpretazioni.

A NOI VIVI! L’inferno, un caos ragionato e irragionevole al quale il pubblico è caldamente invitato a partecipare.


 

Drammaturgia e regia Giordano V. Amato

Con Eliana Cantone

Luci di Federico Merula

Video Teodoro Cavalluzzo

Hanno scritto

Ha abbattuto la cosiddetta quarta parete l’attrice Eliana Cantone che al Teatro Laboratorio ha recitato in A noi vivi. L’inferno! coinvolgendo il pubblico, e riuscendo a squarciare quel velo che spesso si crea fra la platea e gli spettatori.

L’intenso monologo scritto da Giordano Amato e affrontato tutto d’un fiato dalla brava attrice, tratta il sogno di ogni essere umano di vivere di arte e bellezza, senza dover lavorare e per di più ricevendo dalla Stato uno stipendio mensile. Sogno, realtà o utopia?
Ben lucida rispetto alle esigenze dell’uomo d’oggi fagocitato da una società consumistica che elogia la corsa sfrenata al consumo e non certo la lentezza, la Cantone ha reso possibile attraverso la visualizzazione di una vita finalmente diversa e libera, l’aspirazione del popolo degli stressati, oppressi dal vincolo dell’asservimento al decalogo del potere politico e sociale che come diceva Oscar Wilde «perdona tutto ai delinquenti e nulla ai sognatori».

Il grosso porcellino di ceramica che ha spaccato con il colpo di un grosso martello, conteneva tante monete da un euro che la Cantone ha distribuito a tutti e tutti, prendendone chi uno, chi due, o tre monete, hanno dimostrato che il solo gesto di ricevere qualcosa anziché sentirselo togliere, può cambiare il nostro stato d’animo e aiutarci a intravedere la possibilità di una vita nuova senza tasse e altre privazioni materiali e morali, con nuove prospettive e nuove sensazioni.

Drammatica, poetica, clownesca e ironica, la Cantone si è dimostrata efficace menestrello sulla strada di un non impossibile cambiamento ed anche se il contenuto della pièce potrebbe sembrare un gioco, è proprio il fatto di averlo fatto insieme, in squadra, a renderlo veritiero, condito oltretutto dal capolavoro musicale della scena conclusiva del film 2001 Odissea nello spazio, di Stanley Kubrick, ossia Così parlò Zaratustra di Rivhard Strauss.

– Michela Pezzani, L’Arena


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