Eliana Cantone

Eliana Cantone

Attrice e Pedagoga
Presidente de Il Mutamento Zona Castalia

Si laurea presso l’Università degli Studi di Torino in Lettere e Filosofia ottenendo 110 con lode e diritto di pubblicazione. Si forma teatralmente presso Trinity College di Dublino (Irlanda) e l’Art Centre di Galway (Irlanda) e prosegue la sua formazione in Italia presso il Tangram Teatro di Torino. Si specializza in Commedia dell’Arte con Eugenio Allegri, Claudia Contin, Ferruccio Merisi; Segue percorsi formativi con Przemek Wasilkowski (Work center di Jerzy Grotowski e Thomas Richards), Giordano V. Amato, Alejandro Jodorowski, Sotigui Kouyatè, Jean Claude Carrière, Antonella Usai (danza indiana Barathanatyam), Agar (Teatro – danza).

È stata diretta da Eugenio Allegri, Ivana Ferri, Massimo Giovara, Sotigui Kouyatè e Alejandro Jodorowski. Da 2003 lavora con Giordano V. Amato su creazioni di nuova drammaturgia che circolano a livello nazionale toccando quasi tutte regioni italiane così come la Russia, Spagna, Polonia e Messico. Spesso protagonista di intensi monologhi, a volte autrice e regista degli spettacoli del teatro di ricerca così come spettacoli ludici per bambini. Il suo spettacolo La favola di un’altra giovinezza è stato selezionato per il Kilowatt Festival Visionari 2013.

Ha insegnato per anni presso la scuola di teatro professionale Tangram Teatro di Torino; conduce abitualmente laboratori professionali così come laboratori per migranti, bambini e ragazzi. Dal suo percorso a fianco di famiglie di bambini e ragazzi autistici è nato lo spettacolo Del mondo che amo (2013). Dal 2014 realizza il progetto ROSAGUERRA che include spettacoli e laboratori rivolti alle scuole primarie, secondarie e superiori della Regione Piemonte e dedicati alla vita quotidiana durante o fra le guerre mondiali, concentrandosi sulle esperienze delle donne, bambini e giovani. Dal 2017 dedica le vacanze estive a trasformare la nostra sede Zona Teatro dell’ex-cimitero San Pietro in Vincoli in uno centro estivo per bambini SUMMER KIDS, con il primo campeggio in città e un cartellone ricco di attività artistiche, sportive ed educative. Nel 2018 ha idealizzato e realizzato il progetto OMPHALOS, vincitore bando MigrArti di Mibact.

Cura la direzione artistica delle residenze multidisciplinari (Storie di altri mondi), rassegne dedicate a bambini e ragazzi (Summer Nights), l’ISAO Festival, progetti con finalità sociali (Il luogo interiore) e altri progetti de Il Mutamento Zona Castalia.

 

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produzioni

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Del mondo che amo è un’opera perfetta. Una gemma. (…) Diffonde energia Fighera, emana luminosità Cantone, che con estrema verosimiglianza si immerge nel ruolo arduo e dolente della madre. [LEGGI TUTTO]

Maura Sesia, Sistema Teatro Torino


Eliana Cantone nel suo spettacolo Del mondo che amo è riuscita a coniugare un’ottima interpretazione, un testo toccante ed una perfetta regia. Il lavoro è stato il frutto di un lavoro triennale che l’attrice ha effettuato insieme ai bimbi disabili e le loro famiglie. Ciò le ha permesso di creare una pièce della quale il racconto dell’esperienza di Alma, mamma del bimbo autistico Niccolò, si è trasformato in un emozionante viaggio nell’affettività e nel difficile compito di essere genitori. ”Del mondo che amo” non ha mai strizzato l’occhio al facile pietismo, tratteggiando anche in maniera divertente l’universo della disabilità. Cantone ha dimostrato una straordinaria bravura e sensibilità. 

Franca Cassine, La Stampa


Eliana Cantone ha abbattuto la cosiddetta quarta parete al Teatro Laboratorio dove ha recitato A noi vivi. L’inferno! coinvolgendo il pubblico, e riuscendo a squarciare quel velo che spesso si crea fra la platea e gli spettatori. L’intenso monologo scritto da Giordano Amato e affrontato tutto d’un fiato dalla brava attrice, tratta il sogno di ogni essere umano di vivere di arte e bellezza, senza dover lavorare e per di più ricevendo dalla Stato uno stipendio mensile. (…) Drammatica, poetica, clownesca e ironica, la Cantone si è dimostrata efficace menestrello sulla strada di un non impossibile cambiamento. [LEGGI TUTTO]

Michela Pezzani, L’Arena

interviste

Un’intervista per la Rete Culturale Virginia

Il percorso di donna e artista. Quali elementi differenziano il suo approccio al mestiere rispetto a quello di un uomo?

Il confine tra uomo e donna è fragile, a volte dicono che quando recito sono più uomo che donna perché il mio modo di recitare è da guerriero, è marziale, ma io traggo queste sfumature dalle mie esperienze di vita: ho fatto di tutto, dalla maestra all’operaia, ma tutto è stato un arricchimento. Qualsiasi mestiere è un’arte. Poi l’andare a fondo nelle cose è diventata la mia verità, anche a costo di farsi del male, di scoprire l’inconfessabile e in questo riconosco la mia femminilità: scendere in profondità è molto femminile. Cercare la verità, anche in palcoscenico, per darla agli altri. L’essenza delle cose non ha sesso, è semplicemente essenza.

Tra la vocazione artistica e la raggiunta autonomia c’è stato un divario? Ha fruito del sostegno della famiglia?

Mi hanno osteggiata parecchio in famiglia, avevano paura ed io mi sono impratichita nel teatro quasi sotterraneo: seguivo i corsi di nascosto, poi sono uscita allo scoperto dicendo che volevo fare arte professionalmente ma per attuare il mio proposito sono andata in Irlanda, dove avevo vinto un Erasmus durante il percorso di studi universitari [conclusi brillantemente, ndr], a recitare in una lingua non mia, per due anni. Tuttora i miei genitori fanno fatica ad accettare il mio lavoro e mi chiedono quando troverò un impiego serio; non credo sia per cattiveria, c’è molto affetto ed amore, solo non corrispondo all’immagine di figlia che si erano figurata. Ho scoperto però che mia nonna, che ora ha 97 anni, organizzava tutti i sabati sera una sorta di bizzarro varietà casalingo, apprezzato e frequentato: deve avermi trasmesso qualcosa!.

Qual’è stato un episodio determinante per la sua scelta professionale?

Chi mi ha convinto davvero a fare l’attrice è stato Eugenio Allegri. Gli devo molto, ma devo molto a parecchie persone; sono tanti gli incontri, i maestri di ogni tipo che ricordo con gratitudine.

Quali tematiche privilegia e a cosa sta lavorando?

La spinta principale che mi sta muovendo adesso che ho compiuto 40 anni è chiedermi in ogni istante cosa desidero ed agire di conseguenza, esser sincera con me stessa e consequenziale. Sto lavorando al secondo tassello di un progetto triennale di produzioni, lontanamente ispirato alla “Divina Commedia”, di cui il primo è stato “A noi vivi! L’Inferno” incentrato sull’economia e sull’utopia di un mondo senza lavoratori per lucro; il secondo momento è sul “Purgatorio” e sulla zona grigia in generale, quella in cui non si prendono decisioni. E’ tra il “Purgatorio” di Dante e “Aspettando Godot” di Beckett. Intanto lo spettacolo “A noi vivi! L’inferno”, che ha debuttato il 1° ottobre 2015 nell’ambito del festival “Il Sacro attraverso l’Ordinario”, sta andando bene, nel confronto con pubblici diversi. E’ una pièce sulla finanza ma anche sul dedicarsi del tempo; il pubblico giovane risponde bene ed anche gli anziani, anche se subito possono essere un po’ sconcertati perché, da pensionati, non avvertono il problema della mancanza di tempo per sé; il lavoro è interattivo, è necessario sapersi mettere in gioco, siamo alla 14° replica e lo spettacolo sta cambiando. E’ adatto a tutti gli spazi, un po’ meno ai teatri all’italiana.

Ha qualche consiglio da dare ad artiste emergenti?

Suggerisco di farsi delle domande sincere, senza giudicarsi ed accettare quello che arriva. Capire cosa si vuole da questo mestiere, puntare all’obiettivo dicendosi la verità. A prescindere non c’è nessuna intenzione sbagliata; per riuscire, è importante non ingannarsi.

La intervista è stata pubblicata il 4 novembre 2011.

Un’intervista radiofonica per Il Posto delle Parole

Eliana Cantone parla a Livio Partiti della 25ma edizione dell’ISAO Festival (settembre – ottobre 2018). [LEGGI L’ARTICOLO]