Associazione di Cultura Globale

Tarantella della discordia

tarantella della discordia

La discordia, delle sue radici e ragioni, della possibilità di una pacifica convivenza.

manifesto

TARANTELLA DELLA DISCORDIA trae spunto dall’antico racconto africano “I chicchi della discordia” che è stato alla base della costruzione drammaturgica dello spettacolo. Fin dall’inizio abbiamo operato per creare un’opera di teatro originale, che integrasse questi materiali come la trama invisibile di un tessuto, fornendo un alimento preciso alla nostra drammaturgia, ma rimanendo in gran parte invisibili.

La discordia, delle sue radici e ragioni, della possibilità di una pacifica convivenza: questi i temi del lavoro, attuali in ogni angolo del mondo; temi che fanno di TARANTELLA DELLA DISCORDIA uno spettacolo contemporaneo, divertente, capace di proporre una mitologia del possibile che non riproduce la realtà, ma la trasfigura e la rivela nuovamente attraverso la Poesia, la musica e l’azione.

La forma assunta da TARANTELLA DELLA DISCORDIA, nella scelta del carattere popolare e diretto, è sostenuta in primo luogo dalla generosità e dall’eccellenza professionale dei due interpreti, Eliana Cantone e Gaetano Ventriglia, affiancati dal musicista Giulio Berutto. L’esito è un pezzo di teatro asciutto e serrato, capace di comunicare al pubblico degli specialisti, ma anche allo spettatore occasionale e alle persone comuni, raggiungendo efficacemente l’obiettivo della creazione di un momento di incontro e di ascolto, che può essere insieme intrattenimento e insegnamento.

TARANTELLA DELLA DISCORDIA si propone, attraverso l’impiego di un linguaggio poetico, comunicativo ed immediato, ma lontano dai luoghi comuni e dalla didattica stereotipata, di aprire, proprio attraverso la creazione di piccole, grandi “rivelazioni”, dei possibili passaggi a piani meno ordinari.

A un rabbi, il cui nonno era stato discepolo del Baalshem, fuchiesto di raccontare una storia. « Una storia », disse egli, va raccontata in modo che sia essa stessa un aiuto. » E raccontò: « Mio nonno era storpio. Una volta gli chiesero di rac­contare una storia del suo maestro. Allora raccontò come il santo Baalshem solesse saltellare e danzare mentre pregava. Mio nonno si alzò e raccontò, e il racconto lo trasportò tanto che ebbe bisogno di mostrare saltellando e danzando come fa­cesse il maestro. Da quel momento guarì. Così vanno raccon­tate le storie »
Martin Buber

Liberamente ispirato a un racconto africano


drammaturgia e regia
Giordano V. Amato
interpreti
Eliana Cantone
Gaetano Ventriglia
musiche composte ed eseguite dal vivo da
Giulio Berutto
produzione
Il Mutamento Zona Castalia